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RTI [Returnable Transport Items] Tracking: non solo merci, con la tecnologia RFID anche gli asset che muovono la Supply Chain diventano visibili.

RTI [Returnable Transport Items] Tracking: non solo merci, con la tecnologia RFID anche gli asset che muovono la Supply Chain diventano visibili. | Multimac

Pallet, cassette, tote, roll cage e contenitori riutilizzabili attraversano continuamente stabilimenti, magazzini, trasportatori, fornitori e clienti. Sono indispensabili al funzionamento della supply chain, ma spesso vengono gestiti con una visibilità molto inferiore rispetto alle merci che trasportano. Attraverso RFID e tecnologie di localizzazione, ogni asset può acquisire un'identità digitale e ogni suo movimento può diventare un dato operativo. Il passaggio è significativo: dal semplice asset tracking a una vera gestione intelligente dei flussi fisici.

La supply chain ha investito per anni nel conoscere posizione e stato delle merci. Molto meno evidente è stata invece la necessità di conoscere, con la stessa precisione, dove si trovino gli asset necessari per movimentarle.

Pallet, cassette, contenitori, rack, trolley e roll cage sono continuamente in movimento. Escono da uno stabilimento, raggiungono un centro distributivo, vengono consegnati a un cliente, ritornano oppure rimangono temporaneamente fermi in qualche punto della rete.

Sono progettati per essere riutilizzati centinaia di volte. Eppure, proprio perché distribuiti lungo una rete sempre più articolata, possono facilmente diventare una sorta di inventario invisibile.

Quando perdere visibilità significa perdere efficienza

Il problema non è soltanto perdere fisicamente un pallet o un contenitore.

Una visibilità insufficiente sugli RTI – Returnable Transport Items – può determinare accumuli in alcune sedi e carenze in altre, conteggi manuali, trasferimenti urgenti, maggiore stock di sicurezza e persino l'acquisto di nuovi asset quando quelli necessari esistono già, ma non si sa esattamente dove siano.

Un recente studio di Zebra Technologies e Lyngsoe Systems indica che tra il 10% e il 15% degli RTI può essere perso annualmente, con conseguenze che vanno oltre il semplice costo di sostituzione. Durante i picchi operativi, la scarsa visibilità può infatti tradursi in shortage, tempi di permanenza più lunghi, movimentazioni aggiuntive e ritardi.

Il punto diventa quindi manageriale prima ancora che tecnologico: quanti asset servono realmente a una supply chain quando sappiamo esattamente dove si trovano e come vengono utilizzati?

Dare un'identità digitale agli asset fisici

È qui che l'RFID modifica profondamente il modello operativo.

Associando un'identità univoca a ciascun RTI e creando punti automatici di lettura lungo il processo, diventa possibile rilevare gli asset mentre attraversano receiving, storage, staging e shipping.

Gli RTI dotati di tag RFID vengono identificati automaticamente durante questi passaggi. Il sistema può così alimentare inventari accurati, individuare discrepanze e generare informazioni utilizzabili per migliorare disponibilità e utilizzo degli asset. Il cambiamento è importante.

Non si tratta più soltanto di sapere quanti contenitori possiede l'azienda, ma di comprenderne il comportamento lungo il processo: dove sono stati visti l'ultima volta, da quanto tempo sono fermi, con quale frequenza vengono utilizzati, quali siti ne possiedono troppi e quali troppo pochi.

L'asset fisico comincia così a produrre una propria storia digitale.

Dal tracking all'Asset Intelligence

È probabilmente questo il passaggio più interessante. Quando l'identificazione RFID diventa sistematica, il dato generato non serve più soltanto alla ricerca di un asset mancante. Diventa possibile analizzare i flussi.

La piattaforma RTI, ad esempio, permette di visualizzare l'ultima posizione conosciuta degli asset, ricostruirne la trace history e analizzare i movimenti tra processi, aree e siti. I dati possono inoltre essere integrati tramite API con sistemi ERP, WMS, BI e TMS.

A quel punto la domanda cambia. Non più soltanto: “Dov'è il mio contenitore?”, ma: “Perché i contenitori stanno accumulandosi qui?” “Quanto velocemente stanno ruotando?” “Dove abbiamo capacità inutilizzata?” “Dove rischiamo invece di non avere abbastanza asset per sostenere la domanda?”

È il passaggio dall'Asset Tracking all'Asset Intelligence.

Più visibilità significa anche utilizzare meglio il capitale

C'è poi un aspetto particolarmente rilevante per chi gestisce operations e supply chain.

L'incertezza viene normalmente compensata con capacità aggiuntiva. Se non conosco con precisione posizione e disponibilità dei miei asset, tenderò naturalmente ad averne di più: più pallet, più cassette, più roll cage, più contenitori. La visibilità consente invece di intervenire sull'utilizzo della flotta esistente.

Conoscere distribuzione e rotazione degli RTI permette di riequilibrare i pool, ridurre le perdite, migliorare l'asset-turn rate e diminuire le attività manuali. È esattamente il tipo di valore operativo che si associa alla gestione intelligente degli RTI.

La visibilità, quindi, non serve soltanto a trovare ciò che manca. Serve a capire quanto capitale è realmente necessario per sostenere il processo.

RFID, BLE e RTLS: costruire una rete di osservazione del mondo fisico

L'evoluzione non si ferma inoltre al singolo reader RFID.

A seconda del processo, RFID, BLE, GPS e tecnologie RTLS possono essere combinate per ottenere diversi livelli di visibilità.

Portali installati sui dock door possono intercettare automaticamente il passaggio degli RTI. Reader di processo possono rilevarli nelle aree operative. Dispositivi handheld possono consentire identificazione e ricerca sul campo. BLE e sistemi di localizzazione possono aggiungere informazioni più continue sulla posizione degli asset.

Si crea progressivamente una vera e propria rete di osservazione della supply chain fisica. Ed è qui che il tema degli RTI diventa molto più grande della semplice gestione dei contenitori.

Quando il mondo fisico comincia a generare dati

Un pallet entra in magazzino. Una cassetta lascia una linea produttiva. Un roll cage attraversa una baia di spedizione. Un contenitore arriva presso un cliente. Un altro non ritorna entro il tempo previsto.

Sono tutti eventi del mondo fisico.

RFID e location technologies consentono di trasformarli automaticamente in eventi digitali, rendendoli disponibili ai sistemi che governano la supply chain.

Ed è proprio questa capacità a creare le fondamenta per un livello successivo di automazione. Perché ERP, WMS, analytics e AI possono prendere decisioni migliori soltanto se ricevono informazioni affidabili e tempestive su ciò che sta realmente accadendo sul campo.

L'RFID diventa così qualcosa di più di una tecnologia di identificazione. Diventa un'infrastruttura per creare visibilità sul mondo fisico.

Dalla scanning network alla sensing network

È lo stesso percorso che sta emergendo più ampiamente nell'evoluzione della supply chain digitale.

Per anni abbiamo costruito sistemi nei quali era necessario chiedere al mondo fisico di dichiarare ciò che stava accadendo: un operatore doveva scansionare un barcode, registrare un movimento o aggiornare uno stato.

Con RFID, RTLS e nuove tecnologie di sensing, una parte crescente di questi eventi può invece essere acquisita automaticamente.

La supply chain passa progressivamente da una scanning network, basata prevalentemente su azioni puntuali di acquisizione, a una sensing network, capace di percepire continuamente ciò che accade nei processi. Gli RTI rappresentano un esempio estremamente concreto di questa trasformazione.

Perché quando anche pallet, cassette, roll cage e contenitori diventano visibili digitalmente, non stiamo semplicemente tracciando meglio degli asset. Stiamo eliminando uno dei tanti punti ciechi che ancora separano la rappresentazione digitale della supply chain da ciò che sta realmente accadendo nel mondo fisico.

Ed è proprio in quello spazio, tra Physical Intelligence, RFID e AI, che si sta costruendo una nuova generazione di supply chain: più visibile, adattiva e capace di prendere decisioni sulla base della realtà operativa.