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La sostenibilità comincia dal dato: tracciabilità e identificazione diventano le fondamenta della nuova supply chain.

La sostenibilità comincia dal dato: tracciabilità e identificazione diventano le fondamenta della nuova supply chain. | Multimac

La sostenibilità della supply chain sta entrando in una nuova fase.

Per anni le aziende hanno concentrato gran parte dei propri sforzi sulla misurazione e sulla rendicontazione degli impatti ambientali. Oggi questo non è più sufficiente. Le nuove normative stanno progressivamente spostando l’attenzione dalla sostenibilità dichiarata alla sostenibilità dimostrabile attraverso dati granulari, affidabili e tracciabili.

Un recente approfondimento di Vivian Tai, Director of Customer Success – Sustainability di GS1 US, lo evidenzia chiaramente analizzando l'evoluzione dell’Extended Producer Responsibility (EPR).

Negli Stati Uniti, le normative EPR sul packaging stanno imponendo ai produttori di conoscere con crescente precisione quali materiali introducono sul mercato, in quali quantità, attraverso quali configurazioni di packaging e con quali caratteristiche di riciclabilità.

Dietro quello che apparentemente sembra un problema di compliance ambientale emerge quindi una questione molto più profonda: la qualità della sostenibilità dipende dalla qualità dei dati che descrivono il prodotto e il suo percorso nella supply chain.

Dalla sostenibilità dichiarata alla sostenibilità misurabile

Materiale utilizzato, peso, percentuale di contenuto riciclato, riciclabilità, quantità immesse sul mercato, packaging primario, secondario e terziario: sono solo alcune delle informazioni che stanno diventando necessarie per rispondere ai nuovi requisiti ambientali.

C’è un aspetto particolarmente significativo: molte organizzazioni possiedono già buona parte di questi dati.

Il problema è dove si trovano e come sono organizzati.

Informazioni importanti rimangono distribuite tra documentazione dei fornitori, specifiche del packaging, fogli Excel, database e sistemi aziendali differenti. In questa situazione raccogliere i dati per una singola rendicontazione può essere possibile; utilizzarli sistematicamente lungo una supply chain globale diventa molto più complesso.

La risposta non consiste quindi semplicemente nel raccogliere più informazioni. Occorre trasformarle in dati strutturati collegati in maniera inequivocabile all'identità del prodotto.

Ogni prodotto deve avere un'identità digitale affidabile

Prima di poter conoscere qualcosa di un prodotto bisogna sapere con certezza di quale prodotto stiamo parlando.

È per questo che identificazione e standardizzazione diventano le fondamenta della trasparenza.

Identificatori globali come il GTIN consentono di associare informazioni specifiche a prodotti e differenti configurazioni di packaging, mentre il GLN permette di identificare aziende, entità funzionali e luoghi fisici coinvolti nella supply chain.

Ma l'identificazione rappresenta soltanto il primo livello.

Quando a essa vengono aggiunti lotto o serializzazione, e quando gli eventi che riguardano l'oggetto vengono progressivamente catturati, diventa possibile ricostruirne il percorso.

Lo standard GS1 EPCIS esprime bene questa evoluzione perché permette di descrivere gli eventi della supply chain rispondendo sostanzialmente alle domande cosa, dove, quando, perché e come un determinato oggetto è stato osservato.

È il passaggio dall'identificazione alla visibilità.

Il packaging diventa parte del dato di prodotto

Anche il packaging sta cambiando significato. Non è più soltanto il contenitore fisico attraverso il quale il prodotto viene protetto, movimentato, distribuito e presentato al consumatore. Sta diventando una vera e propria entità informativa.

Tipologia di materiale, peso, contenuto riciclato, riciclabilità e struttura dei diversi componenti possono essere associati al prodotto e utilizzati da sistemi differenti per finalità operative, normative e ambientali.

Questo introduce un principio importante per la supply chain del futuro: il prodotto fisico e il suo patrimonio informativo dovranno viaggiare sempre più insieme.

Più il dato è strutturato all'origine, meno sarà necessario ricostruirlo successivamente per rispondere a una normativa, effettuare un'analisi ESG o fornire informazioni a clienti e consumatori.

Barcode, RFID e labeling diventano infrastrutture della trasparenza

È qui che tecnologie spesso considerate prevalentemente operative assumono un valore molto più strategico. Barcode e codici 2D consentono di identificare gli oggetti e accedere alle relative informazioni.

L'RFID permette di automatizzare ulteriormente la cattura dell'identità e degli eventi associati agli oggetti fisici.

L'Enterprise Labeling governa la creazione e la distribuzione delle informazioni che accompagnano prodotti, colli, pallet e unità logistiche.

Mobile computing, machine vision e sistemi di data capture permettono di rilevare ciò che realmente accade nei processi.

Gli standard consentono infine di condividere queste informazioni tra sistemi e organizzazioni differenti.

Il risultato è una sorta di infrastruttura dati del mondo fisico. Ogni lettura può diventare un evento. Ogni evento può generare un dato. Ogni dato può contribuire a costruire la storia digitale del prodotto.

Dal singolo dato alla Digital Product Passport

Questa evoluzione diventa ancora più evidente osservando ciò che sta accadendo in Europa con il Digital Product Passport.

Il DPP è concepito come un insieme di informazioni specifiche associate al prodotto e accessibili digitalmente attraverso un data carrier. Può comprendere informazioni relative a origine, composizione, durabilità, riparabilità, riciclabilità e altri elementi collegati al ciclo di vita.

Il 2026 ha inoltre segnato passi concreti verso questa infrastruttura: GS1 ha aggiornato i propri standard per supportare i requisiti emergenti del DPP e la Commissione europea ha lanciato nel luglio 2026 il Digital Product Passport Registry e il relativo ambiente di test.

Non stiamo quindi parlando semplicemente di una nuova etichetta digitale.

Stiamo andando verso un modello nel quale ogni prodotto potrà essere accompagnato da una propria identità digitale e da un patrimonio informativo accessibile lungo il ciclo di vita.

Dalla compliance alla strategic visibility

Ed è probabilmente questo il cambiamento più importante. Un'azienda può costruire queste infrastrutture semplicemente per rispondere a una normativa. Oppure può utilizzare la stessa infrastruttura per comprendere molto meglio ciò che accade nella propria supply chain.

Gli stessi dati necessari per documentare materiali e packaging possono contribuire a migliorare progettazione e utilizzo delle risorse. Gli stessi identificativi necessari alla compliance possono migliorare inventario e tracciabilità. Gli stessi eventi catturati lungo la supply chain possono alimentare sistemi ERP, WMS, MES, piattaforme di analytics e applicazioni di Artificial Intelligence.

La compliance diventa così soltanto uno dei possibili utilizzi della visibilità. Ed è qui che sostenibilità e trasformazione digitale iniziano realmente a convergere.

Prima creare visibilità, poi generare intelligence

Il percorso che sta emergendo può essere sintetizzato in una sequenza molto semplice:

Identificare ? Catturare ? Connettere ? Contestualizzare ? Comprendere ? Decidere

Prima bisogna dare un'identità digitale agli oggetti. Poi bisogna catturare ciò che accade loro nel mondo fisico. Successivamente questi eventi devono essere collegati ai sistemi aziendali e trasformati in informazioni contestualizzate.

Solo a quel punto analytics e Artificial Intelligence possono trasformare la crescente quantità di dati disponibili in decisioni migliori.

È per questo che RFID, barcode, Enterprise Labeling, machine vision e data capture non rappresentano più soltanto strumenti per automatizzare singole operazioni. Stanno diventando il livello attraverso il quale la supply chain fisica diventa osservabile dal mondo digitale.

La visibilità come nuova infrastruttura della supply chain

La grande trasformazione non riguarda quindi soltanto EPR, ESG o Digital Product Passport.

Riguarda la progressiva costruzione di una supply chain nella quale ogni prodotto, materiale, asset e unità logistica può possedere un'identità digitale e generare informazioni durante il proprio ciclo di vita.

Più questa infrastruttura diventa capillare, più aumenta la capacità dell'impresa di conoscere ciò che sta realmente accadendo.

E più aumenta la visibilità, più diventa possibile utilizzare automazione e Artificial Intelligence per migliorare efficienza, sostenibilità, resilienza e capacità decisionale.

Per Multimac è precisamente questo il significato della Strategic Supply Chain Visibility: collegare il mondo fisico al mondo digitale attraverso tecnologie di identificazione, labeling, RFID, vision e data capture, trasformando ciò che accade sul campo in informazioni utilizzabili dai sistemi enterprise.

Perché prima di rendere una supply chain intelligente bisogna renderla visibile. E prima di poter misurare realmente la sostenibilità di un prodotto, bisogna essere in grado di identificarlo, seguirlo e conoscerne la storia.