Briciole di pane



L’Ospedale 4.0 ha bisogno della Tecnologia per Ottimizzare i Processi

L’Ospedale 4.0 ha bisogno della Tecnologia per Ottimizzare i Processi

30 Luglio 2019

Il rapporto Gimbe 2019 afferma che poco meno del 30% della spesa sanitaria totale (oltre 43 miliardi di euro) se ne va tra sprechi e inefficienze. Alla luce di tutto ciò, occorre agire sui processi per avere un reale impatto sulle prestazioni ai pazienti, migliorare la soddisfazione degli operatori e consentire un risparmio virtuoso. Come si ottengono questi risultati? A volte conviene importare strategie dell’industria che possono essere applicate alla sanità. Vediamo come, nel seguente articolo tratto da Il Sole 24 ORE di martedì 30/07/2019.

Ridurre gli spechi e ottimizzare i processi. A parole, una banalità. Nei fatti, una sfida da vincere in ambito sanitario, che richiede competenze e strumenti diversi da adattare caso per caso alle realtà in cui si opera. Per capire quanto l’obiettivo sia difficile da raggiungere basta spulciare il rapporto Gimbe 2019, secondo cui poco meno del 30% della spesa sanitaria totale – siamo al 28% per oltre 43 miliardi di euro – se ne va tra sprechi e inefficienze. Per questo occorre agire sui processi per avere un reale impatto sulle prestazioni ai pazienti, migliorare la soddisfazione degli operatori e consentire un risparmio virtuoso. E per farlo, servono specialisti che abbiano la capacità di sviluppare soluzioni e integrare esperienze, ovvero abbiano competenze ingegneristiche trasportate in ambito sanitario.

«È questo il ruolo dell’ingegnere gestionale in sanità, figura sempre più importante per analizzare i processi e migliorare la qualità per ottenere un impatto sui risultati in termini di salute: questi sono ovviamente vincolati all’efficienza con cui i servizi vengono organizzati – spiega Jacopo Guercini, responsabile della Gestione operativa al Policlinico San Martino di Genova e presidente di In.Ge.San -. Per capire il valore dell’organizzazione basti pensare ai percorsi tempo-dipendenti, come il trattamento dell’ictus, dell’infarto, o la frattura del femore». In questo senso, i risultati ci sono, come emerge da uno studio apparso su Public Money and Management: analizzando più di 200 “progetti” e calcolato il ritorno economico in costi, tempo recuperato, gestione del magazzino e riduzione delle infezioni ospedaliere in un nosocomio italiano si sono recuperati oltre 5 milioni di euro, solo considerando il “percorso” della persona con ictus. E si è ridotto da 76 a 48 minuti il tempo di trattamento del malato, con evidenti ripercussioni positive sulla prognosi visto che in caso di ictus cerebrale “il tempo è cervello”. Come si ottengono questi risultati? A volte conviene importare strategie dell’industria che possono essere applicate alla sanità, anche grazie a questa figura “coagulante”. «È il caso del “Lean management”, derivato dal mondo industriale, che nasce proprio con lo scopo di migliorare il rapporto processi-sprechi – fa notare Guercini -. Eliminare le inefficienze dai processi di cura è più sfidante e impattante a livello di comunità perché il “valore” si può misurare come salute della popolazione oltre che recupero del tempo di medici, infermieri, tecnici, oggi dedicato ad aspetti non propriamente core rispetto alle loro competenze».

Sul fronte didattico occorre formare queste figure, per rispondere ai bisogni di gestione delle risorse e degli asset ospedalieri (sale operatorie, piattaforme ambulatoriali, letti di degenza) e di pianificazione e controllo di gestione (re-ingegnerizzazione dei processi, approvvigionamento dei materiali, scelte di outsourcing) nonché di logistica e sistemi di accesso. «È fondamentale che l’ingegnere gestionale abbia le competenze necessarie a riconoscere l’organizzazione interna, i macro processi, gli assetti e le relative differenti modalità di gestione, in modo da analizzarne i processi e i percorsi interni identificandone le criticità e proporre miglioramenti organizzativi - puntualizza Emanuele Porazzi, coordinatore del percorso in Healthcare system management all’Università Cattaneo di Castellanza (Liuc) -. Occorre che questa figura sia in grado di implementare gli approcci di programmazione e controllo interni alle aziende sanitarie, con particolare attenzione agli investimenti in tecnologia all’interno del contesto sanitario, con un approccio multidimensionale».

«L’ingegnere gestionale in sanità è un elemento innovativo per il sistema salute, anche dalla prospettiva delle industrie private, in particolare quelle che investono in innovazione tecnologica – commenta Daniela Delledonne, ad di Beckton Dickinson Italia -. Il contesto sanitario attuale impone infatti un nuovo modello di implementazione dell’innovazione: una soluzione è innovativa non solo se lo è dal punto di vista tecnico, ma se consente l’efficientamento dei processi nei quali la tecnologia è inserita. Dalle soluzioni integrate per la logistica del farmaco così come percorsi integrati dalla prescrizione alla preparazione fino alla somministrazione della chemioterapia, che consentono standardizzazione e tracciatura per evitare errori nella terapia. Questo nuovo modello richiede che ci siano competenze di ingegneria gestionale anche nel pubblico, se si vuole davvero che il dialogo pubblico-privato si traduca in partnership, si superi la visione a silos e si consenta il vero accesso all’innovazione».

di Federico Mereta

Articolo tratto da:
Il Sole 24 ORE, 30/07/2019, pag. 27

Topic:
Healthcare

 

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