Briciole di pane



Il Futuro dell’Occupazione e la Sfida Tecnologica

Il Futuro dell’Occupazione e la Sfida Tecnologica

17 Giugno 2019 "L'impatto di intelligenza artificiale e automazione sul lavoro non sono una novità, ci siamo già passati due secoli fa. «Le dinamiche economiche innescate dall'automazione negli ultimi trent'anni sono molto simili a quelle registrate nel 19° secolo con la prima rivoluzione industriale in Gran Bretagna», sottolinea Carl Benedikt Frey, che ha recentemente presentato il suo ultimo libro "The technology trap, capital, labor, and power in the Age of automation" (Princeton Press, ancora non pubblicato in italiano) al TechForum di Ambrosetti.

«Nella seconda metà del 1700 la meccanizzazione sostituì i lavoratori, i lavori degli artigiani della classe media sparirono e la quota di reddito allocata al lavoro precipitò facendo esplodere le ineguaglianze», spiega lo storico ed economista, co-direttore dell'Oxford Martin Programme su tecnologia e lavoro che nel 2013, insieme al collega Michael Osborne, aveva indicato nel suo "The Future of Employment" che il 47% dei lavoratori americani erano a rischio di veder scomparire il proprio lavoro, che sarebbe stato sostituito da tecnologie digitali.

Nel suo ultimo lavoro Frey mostra come, nel lungo termine, la rivoluzione industriale che poté prendere piede in Inghilterra perché lì, per la prima volta, la classe dirigente si schierò con gli innovatori per introdurre nuove tecnologie e aumentare la produttività, ha portato benefici enormi a tutta l'umanità. Prima del 1750 il reddito procapite mondiale raddoppiava ogni 6mila anni, mentre da allora raddoppia ogni cinquanta e oggi anche le famiglie americane povere hanno accesso a beni come Xbox, Dvd e aria condizionata che secoli fa sarebbero state un privilegio anche per un regnante. Tuttavia, nel breve termine, che per i lavoratori era tutta una vita, l'impatto della meccanizzazione fu devastante.

«I salari reali precipitarono per la maggior parte della popolazione e non è perciò una sorpresa se l'industrializzazione fu accompagnata da grandi rivolte», osserva lo storico. Oggi ricordiamo i luddisti che sfasciavano i telai meccanici in Inghilterra, ma l'ondata di proteste violente fu molto più ampia investendo per decenni non solo l'Europa, ma anche la Cina e l'India. «Oggi molti lavori poco qualificati, dai cassieri ai commessi di negozi alimentari, gli operatori di call center e gli autisti sembrano destinati a svanire anche se non è chiaro con quale rapidità - nota Frey -, ma ci sono anche lavori, come i fitness trainer, i parrucchieri, gli addetti alla concierge o i massaggiatori, che sfuggono all'impatto dell'intelligenza artificiale perché legati a interazioni sociali complesse non aggredibili dai processi di automazione».

La sfida posta dall'automazione è eminentemente politica e nella sua analisi Frey propone nove linee di azione per evitare il conflitto e muoversi verso economie che mantengano alti salari e alta produttività, sfuggendo così alla "trappola della tecnologia".
Le prime misure sono - ovviamente - l'investimento in istruzione e re-training, ma non basta puntare su un'unica ricetta per avere successo. Un altro fronte è quello salariale dove si possono mettere in campo meccanismi di assicurazione dei salari come quelli che già esistono negli Stati Uniti con la Trade Adjustment Assistance, che però è riservata alle buste paga fino ai 50mila dollari l'anno. Su questo fronte ci sono anche misure come i crediti fiscali teorizzati anche da economisti come Milton Friedman e solo apparentemente simili al reddito di cittadinanza perché non destinati a chiunque sia al di sotto di un certo reddito, ma esclusivamente a quei gruppi di lavoratori che hanno visto restringersi il proprio reddito. Ci sono poi le misure strutturali come la modifica delle regolamentazioni per facilitare la transizione verso altri impieghi e professioni, gli incentivi allo spostamento verso aree a più alta domanda di lavoro, l'edilizia pubblica.

«Gli investimenti che più vorrei sostenere sono però quelli nelle infrastrutture di connettività e trasporto per collegare territori e lavoratori e nella reindustrailizzazione - sottolinea Frey -. Storicamente i tempi peggiori per i lavoratori sono, infatti, quelli caratterizzati da nuove tecnologie in grado di sostituirli e da bassa crescita produttiva. Se le tecnologie dell'intelligenza artificiale si riveleranno così positive come alcuni di noi pensano, nel lungo termine dobbiamo restare ottimisti»."
 
Bibliografia:
Il testo virgolettato è copia di parte di un articolo di Guido Romeo, da Il Sole 24 Ore del 16 giugno 2019.

Foto
:
26 Giugno 1974, viene letto il primo codice a barre, Troy, Ohio

 

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