Al via il World Economic Forum di Davos | Le impressioni dei 1258 TOP CEO Mondiali per il 2012

Al via il World Economic Forum di Davos | Le impressioni dei 1258 TOP CEO Mondiali per il 2012

25 Gennaio 2012

<<IL SOLE 24 ORE>>  "Prima ancora di mettersi in viaggio, 345 "world leaders" del business, dei Governi, delle organizzazioni internazionali e dell'accademia, hanno voluto lasciare una parola di speranza: la maggioranza di loro si attende «una grave rottura geopolitica nei prossimi 12 mesi». Una guerra o una grande rivoluzione da qualche parte del mondo, si sommerà alla crisi del debito, dell'euro, dell'occupazione, delle banche, alla recessione che tutti si aspettano nel 2012.

Giusto per introdurre il clima nel quale si apre oggi la quarantaduesima edizione del World economic forum (chiuderà il 29). Il titolo di quest'anno è volutamente neutrale: «La Grande Trasformazione: immaginare muovi modelli». L'assemblea generale informale della globalizzazione, qui a Davos, ha sempre dato il meglio di sé in tempi di crescita, riuscendo negli altri a trasmettere comunque un po' di fiducia. Mai, un Forum si era svolto in una simile incertezza per il capitalismo e il mercato: i capisaldi del sistema globale che vuole celebrare.

A parte le previsioni così cupe riguardo alla geopolitica, sulla grande crisi economica tutti sanno cosa serve. In fondo l'anno scorso c'era più incertezza. Sanno cosa fare ma il problema è come farlo: con quale consenso sociale e politico, quali alleanze e solidarietà regionali, quale stabilità di Governi. «Negli Stati Uniti un Congresso diviso sembra appena capace di permettere al Governo di svolgere le sue funzioni quotidiane», dice l'economista del Carnegie, William Shaw. «Inutile parlare di forgiare un programma fiscale a lungo termine o garantire le risorse richieste per sostenere il Fondo monetario internazionale». La governance europea non è migliore: deboli e uniti, tutti contro la Germania, al momento è l'unica arma disponibile per una crociata votata al rilancio economico del continente.

Come tutti gli anni, lo stato d'animo generale viene descritto da un altro sondaggio, quello che PricewaterhouseCoopers presenta, per tradizione, prima del Forum. Sono 1.258 i Ceo pubblici e privati di 60 Paesi ai quali è stato chiesto a che punto sia la loro fiducia. Il 48% è pessimista sulla crescita economica globale per tutto il 2012 ma vede «prospettive interessanti» da qui a tre anni. Solo un manipolo di coraggiosi, il 15%, pensa che le cose miglioreranno subito. Da un anno all'altro, il principale declino della fiducia è fra gli amministratori delegati delle imprese europee. Ma perfino i cinesi non sono più gli stessi entusiasti di un tempo: l'anno scorso i «molto fiduciosi» erano il 72%, quest'anno solo il 51.

Il sondaggio di PwC fra i Ceo italiani non offre percentuali diverse sulle prospettive per il 2012: i nostri sono solo meno fiduciosi degli altri nel triennio. Ma sottolinea qualche novità negli strumenti necessari alla ripresa, nelle modalità con le quali l'80% di loro prevede «cambiamenti significativi nella strategia della propria azienda». Se americani, tedeschi e molti altri europei si stanno concentrando sull'incremento delle quote nei mercati presidiati, gli italiani guardano allo sviluppo di nuovi mercati geografici, con nuovi prodotti e servizi.

«The name of the game» sono i Brics, i grandi Paesi in crescita - soprattutto in America Latina e Asia - per colmare «il gap d'internazionalizzazione che a oggi caratterizza alcune aziende italiane». Innovazione di prodotto e di processo, nuove nicchie: anche se «la strategia di business dei prossimi anni verrà influenzata sia dalla riconsiderazione dell'attuale struttura del capitale, sia dalle difficoltà di finanziare i nuovi investimenti». Più della pressione fiscale, delle risposte governative al deficit e dell'instabilità finanziaria, è la volatilità economica la principale preoccupazione: il 76%. Alla domanda se il Governo abbia finora gestito in modo efficace la crisi, solo il 5% risponde positivamente. Il sondaggio è stato compiuto negli ultimi mesi del 2011: non è chiaro quale Esecutivo giudicassero."*

Articolo di Ugo Tramballi tratto da Il Sole 24 Ore e interamente visibile all'indirizzo:
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-01-25/davos-parte-pessimismo-063946.shtml?uuid=Aatf4CiE

 

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