Briciole di pane



I Mega-Trend di Reputation Institute per una nuova cultura aziendale

I Mega-Trend di Reputation Institute per una nuova cultura aziendale

23 Aprile 2019

1) Posizionamenti di valore -  Dialogare con la comunità connessa:
i brand devono darsi uno scopo alto ed abbracciare valori culturali, sociali, ambientali. Devono dialogare con una comunità oggi molto più connessa e consapevole. E devono diventare contemporanei, provando a decifrare la realtà, dando un loro punto di vista. Il posizionamento coinvolge tutti gli stakeholder, andando oltre i prodotti e i servizi che vengono venduti.

2) Data economy -  Proteggere i dati è una priorità:
viviamo negli anni della "data economy", come ha evidenziato l'Economist mettendo in copertina le piattaforme petrolifere ribrandizzate con i loghi delle aziende hi-tech. D'altronde sono i dati il petrolio del Ventunesimo Secolo. E la loro protezione dagli attacchi informatici diventa una priorità. Perché le cyber-minacce disorientano i mercati e spaventano i consumatori.

3) Gli ambasciatori dei brand - Gli influencer della porta accanto:

già nel lontano 2007 Time aveva messo in copertina come persona dell'anno un computer con la scritta "You". Era di fatto l'apertura all'utente connesso. Oggi negli anni del potere editoriale diffuso i brand devono intercettare i nuovi influencer, ovvero persone con fan-based e follower-based meno numerose, ma con un impatto elevato sul mercato e sulla reputazione.

4) Co-creazione del valore - Collaboratori da premiare e ascoltare:
i confini di un tempo sono completamente saltati. Le porte delle imprese non sono più chiuse a doppia mandata, ma aperte alla contaminazione tra dentro e fuori l'organizzazione. Siamo negli anni della co-creazione di valore. Ecco allora che occorre lavorare sulla cultura aziendale per essere ancora più efficaci sul mercato, coinvolgendo i dipendenti, premiandoli, ascoltandoli.

5) La nuova leadership - Ceo activism, top manager in campo:
carismatici, visionari, social. C'è una nuova generazione di capi-azienda che ha deciso di scendere nell'agone digitale e di conversare con post e tweet. Un esercito di social-CEO impegnati ad assumere posizioni pubbliche su questioni politiche, sociali, ambientali. Andando oltre i risultati di business e ritagliandosi un posto al sole nel dibattitto contemporaneo.

6) Contenuti di fiducia - imbrigliati nelle fake news:
la proliferazione di contenuti falsi alimentati dai social e la creazione di "stanze dell'eco" ha portato ad un calo della fiducia nei media, nelle organizzazioni, nei brand. Ecco allora che occorre monitorare le conversazioni online, imparando ad intervenire per evitare conseguenze reputazionali.

7) I nuovi confini - L'ossessione per il glocal:

nazionalismo contro globalismo: una sfida che ha ripercussioni sul business, sulla comunicazione, sulla reputazione. Il processo decisionale della strategia aziendale è lacerato tra la necessità di pensare globalmente e l'urgenza di agire localmente. Occorre trovare una propria identità e in fondo un equilibrio, in un mercato multinazionale fortemente competitivo.

8) La cultura aziendale - Scelte coraggiose, anche divisive:

divisi per bolle, in stanze dell'eco e sempre più polarizzati. Esiste un crescente divario politico nelle opinioni delle parti interessate. Una polarizzazione che ha impatti sulla cultura aziendale, sulle relazioni governative, sulla crescita delle vendite, sulle partnership commerciali, su alleanze e strategie globali. In questo ecosistema dinamico oggi il brand deve necessariamente schierarsi. Il silenzio non è più un'opzione.

9) Femvertising - Brand declinati al femminile:

l'empowerment femminile emergente richiede ai brand una nuova narrazione, lontano da disuguaglianze, pregiudizi, discriminazioni. Così si moltiplicano le campagne di femvertising iconiche, emozionali, evocative. Puntando sempre sull'autenticità ed evitando il pinkwashing. Perché l'incoerenza, dentro e fuori l'organizzazione, la si paga a caro prezzo.

10) La sfida dei mercati - la battaglia dei dazi e la reputazione:

le crescenti tensioni su dazi e politiche commerciali impattano direttamente o indirettamente la percezione delle aziende che operano in mercati stranieri. «Ecco perché le aziende devono essere più caute. Anche e soprattutto nelle fasi di navigazione più complesse, quelle con venti contrari», ricorda Stephen Hahn-Griffiths, Chief Reputation Officer di Reputation Institute.

Bibliografia:
I Mega-Trend di Reputation Institute, Il Sole 24 Ore

Foto:
Cavallo Ligneo, Palazzo della Ragione, Padova

 

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